Sabato 4 novembre | ore 21.30 spartacus 4/11/17 badolato
Teatro Comunale di Badolato
Residenza Teatrale MigraMenti Off

SPARTACU STRIT VIU’
di e con Francesco Gallelli
tutoraggio e coordinamento artistico
Luca Michienzi e Anna Maria De Luca

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Una scrittura scenica elaborata ed interpretata dal giovane artista calabrese Francesco Gallelli, che realizza questo secondo studio sul testo, passando dalla pagina scritta alla messa in scena, potendo avvalersi della collaborazione e del tutoraggio artistico di Luca Michienzi ed Anna Maria De Luca.
Una performance resa possibile grazie alla Residenza Teatrale “MigraMenti Off”, diretta dal Teatro del Carro, che ha creduto nel progetto di Gallelli, ospitando lo studio in una permanenza artistica presso il Teatro Comunale di Badolato per un periodo di oltre 60 giorni.
Un progetto inserito all’interno della “VI Giornata Nazionale dell’Attore”, giornata che il Teatro del Carro ha istituito e promosso per ricordare e commemorare Pino Michienzi, suo indimenticabile fondatore e direttore artistico.
Progetto che chiude anche sei anni di duro, ma gratificante lavoro della residenza “MigraMenti”, nella città di Badolato.
Lo spettacolo è anche sostenuto dalle Associazioni Riviera Borgo degli Angeli di Badolato e Basta vittime sulla 106.

Presentazione spettacolo
Conosciamo la strada che percorriamo tutti i giorni? E la strada di oggi è uguale a quella di ieri? E’ possibile che un mito della storia antica, come Spartacus, abbia in comune con uomini e donne del nostro tempo luoghi, aneddoti, oggetti, amicizie, morti? E’ impensabile affermare che la parabola umana e di lotta di Spartacus sia simile a quella di tanti nostri contemporanei, se non di noi stessi? Il carattere di queste domande potrebbe proseguire all’infinito, aprendo tentativi di risposta inimmaginabili.
E allora, scendiamo sulla strada. Non una strada qualunque, ma la strada: la strada della morte, la SS 106 Jonica, che collega Reggio Calabria a Taranto. Una strada che diventa il pretesto per parlare di schiavitù, di sogni, di incontri umani, di paesaggi, di incidenti, di Beautiful, di mar Jonio, di lotta e di politica.
La strada che il nostro Spartacu si trova a percorrere ogni giorno per andare a guadagnare quei pochi denari che gli occorrono per sperare di costruirsi un futuro e una famiglia. Sa che il suo destino è legato a questo viaggio quotidiano, che costantemente compie, sin da quando è piccolo, perché lui su questa strada ci è nato e per questa strada si batterà tutta la vita.
Ed ecco così che la storia dell’eroe romano, che la leggenda vuole abbia compiuto imprese mirabili proprio qui in Calabria, si intreccia con quella dell’uomo d’oggi.
Una storia strettamente legata alla vita e alla lotta di Franco Nisticò, politico calabrese, originario di Badolato, che, dopo essersi battuto con ogni mezzo per il miglioramento e l’ammodernamento della 106, per difendere i diritti di chi questa strada è costretto a farla ogni giorno, perde la vita al termine di un ultimo comizio tenutosi a Villa San Giovanni nel 2009.
Un racconto drammaturgico, questo di “Spartacu Strit Viù”, dove non esistono personaggi, ma solo storie universali, storie che accomunano i giovani e gli anziani, i classici e i moderni, il passato e il futuro. La vita e la morte. Sulla strada.

Sabato 21 ottobre | ore 21.30
Teatro Comunale di Badolato
Residenza Teatrale MigraMenti Off
Rassegna Artisti Emergenti premiati in festival di teatro italiano

COME UN GRANELLO DI SABBIA come-granello-web 21/10
Giuseppe Gulotta, storia di un innocente
testo e regia di Salvatore Arena e Massimo Barilla
con Salvatore Arena

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scene Aldo Zucco
equipe tecnica di scenografia Antonino Alessi, Grazia Bono, Caterina Morano
musiche originali Luigi Polimeni
disegno luci Stefano Barbagallo
assistente alla regia Ylenia Zindato
consulenza storica Giuseppe Gulotta e Nicola Biondo
autori del libro “Alkamar. La mia vita in carcere da innocente” (ed. Chiarelettere)
una co-produzione MANA CHUMA TEATRO / FONDAZIONE HORCYNUS ORCA /HORCYNUS FESTIVAL ‘15
in collaborazione con La.P.E.C. E GIUSTO PROCESSO
con il sostegno di Provincia di Reggio Calabria, Comune di Reggio Calabria, Comune di Bova.

LA STORIA badolato granello sabbia 21/10
A diciotto anni Giuseppe Gulotta, giovane muratore con una vita come tante, viene arrestato e costretto a confessare l’omicidio di due carabinieri ad “Alkamar”,una piccola caserma in provincia di Trapani.
Il delitto nasconde un mistero indicibile: servizi segreti e uomini dello Stato che trattano con gruppi neofascisti, traffici di armi e droga. Per far calare il silenzio serve un capro espiatorio, uno qualsiasi. Gulotta ha vissuto ventidue anni in carcere da innocente e trentasei anni di calvario con la giustizia. Non è mai fuggito, ha lottato a testa alta, restando lì come un granello di sabbia all’interno di un enorme ingranaggio. Fino al processo di revisione (il decimo, di una lunga serie), ostinatamente cercato e ottenuto, che lo ha definitivamente riabilitato.

granello sabbia badolato 21/10LA SPETTACOLO
Una storia dai contorni oscuri e tormentati, dalle conseguenze violentemente drammatiche e non risanabili. Per quello che Giuseppe Gulotta ha vissuto, protagonista suo malgrado di questo itinerario, ma anche per le altre varie vittime della vicenda, affrontare questi avvenimenti sulle tavole di un palcoscenico pone di fronte ad una grande responsabilità.
La responsabilità, certo, di non tacere l’incredibile vicenda legale, la lunghissima serie di omissioni, errori, leggerezze, falsificazioni, palesi violazioni della legge che oggi ci fanno definire questa vicenda come una vera e propria frode giudiziaria.
La responsabilità, naturalmente, di non dimenticare il contesto e gli interessi in campo che generano il dramma.
Ma principalmente la responsabilità di declinare la drammaturgia, attraverso la vicenda umana di Giuseppe (ma anche di Salvatore e Carmine – le due vittime della strage – o di Giovanni, Vincenzo, Gaetano – gli altri capri espiatori designati) rendendo giustizia alla sua dimensione personale, quella di una vita quasi interamente sottratta per ragioni inconfessabili. Provare ad innescare un processo di identificazione, pur senza aver attreversato quello che lui ha attraversato, senza aver sofferto quello che lui ha sofferto con un incredibile senso di dignità e consapevelozza. Provare a compiere questo corto circuito narrative riuscendo a sottrarsi a qualsiasi intento retorico. La voce di Giuseppe ci attira in questo vortice raccontando, come trovasse per la prima volta qualcuno disposto ad ascoltare, la gioventù interrotta, l’arresto, le torture, i colpevoli silenzi, i pregiudizi, ma anche l’irriducibile cocciuta speranza in un restituzione finale della propria umile e alta identità. Lo fa alternandosi a voci secondarie, ma necessarie: un vicequestore illuminato schiacciato anche lui dall’ingranaggio, l’ufficiale dell’arma regista occulto delle torture (un Kurz rovesciato, lucido e per nulla tormentato), la moglie Michela, i genitori. Ogni voce, ogni episodio del vortice, trova il proprio luogo all’interno della scenogrofia, leggera e opprimente ad un tempo, di Aldo Zucco, capace di diventare multiforme nei suoi pochi, ma importanti segni. Le musiche originali di Luigi Polimeni, contrappunto ritmico ed emozianale al racconto, diventano esse stesse.

badolato granello di sabbia 21/10ESTRATTI RASSEGNA STAMPA

Paolo Randazzo – Dramma.it
COME UN GRANELLO DI SABBIA
Che cosa grande è il teatro quando, nella semplicità del gesto scenico, riesce a condensare e riprodurre il senso di un intero momento storico, riesce a leggerlo in profondità quel momento, a restituirlo nella sua dinamica più profonda e autentica, lacerante e tragica. (…) Si tratta di uno spettacolo intenso, rigoroso nel suo disegno e vissuto, recitato, agito – segmento dopo segmento – non solo con la certezza “politica” di fare un servizio concreto alla costruzione di una seria coscienza libera e democratica nel nostro paese (una coscienza che ha il diritto di domandare e di ottenere risposte), ma anche con la giusta consapevolezza che l’unica onestà che il teatro può garantire è la verità (…). Verità storica, senso politico e qualità della messinscena, tre ingredienti in perfetto equilibrio che rendono importante questo spettacolo che diversamente, e facilmente, avrebbe potuto perdere di senso e di profondità”.

Marco Menini –Krapp’s last post
UN GRANELLO DI SABBIA GRANDE COME UN MACIGNO
Ogni tanto può capitare di assistere a messinscene che hanno una necessaria ragione di essere, che ci raccontano storie e lo fanno senza retorica, senza cercare a tutti i costi di fare presa sul pubblico e che ci tengono svegli, ci fanno riflettere e soprattutto hanno un’anima(…), messinscene che regalano veri “momenti di teatro”.

Gigi Giacobbe –Sipario.it
COME UN GRANELLO DI SABBIA
È una storia terribile dai risvolti kafkiani quella che racconta Salvatore Arena nella sala Laudamo di Messina, sfoderando una grinta che gli è congeniale in un monologo dagli infiniti toni vocali (…).
Uno spettacolo vibrante, ricco di tensione e di suspence, per merito chiaramente d’un bravo Salvatore Arena, che per 70 minuti ha fatto viaggiare sulla lama d’un rasoio gli spettatori

Francesco Tozza –Scenario on line
INGIUSTIZIE DI GIUSTIZIA E CATARSI DEL PALCOSCENICO
Nel lavoro mirabilmente interpretato grazie al talento dall’attore (…) aleggia un cupo e torbido clima di smarrimento, in un paesaggio opaco, umbratile e viscido, a suo modo sterminato, nonostante la voluta ristrettezza dello spazio scenico. La scrittura non è documentaria, non ha la freddezza della pura inchiesta sociale, ma vuole offrire del mondo, cui il malcapitato Gulotta appartiene, un’immagine intensa, calandosi all’interno dei suoi valori arcaici… E’ la catarsi del palcoscenico, l’antica medicina per purificare le passioni umane, comprendendole per superarle; facendo riaffiorare alla coscienza eventi subdolamente rimossi. Per non dimenticare.

Antonia Dalpiaz – L’Adige
GULOTTA TRA IL PUBBLICO: RESTITUITEMI LA MIA VITA
Gulotta(…) ha visto sé stesso e la sua storia passargli davanti, attraverso, la voce, il corpo, I silenzi di un attore, Salvatore Arena, che ne ha raccontato con profonda partecipazione non solo artistica ma umana le vicende incredibili (…). Applauditissimo lavoro e convincente interpretazione. Un incontro a teatro che non sarà facile dimenticare.

Francesco Saija – Nuovo soldo
LO SPASIMO DI TRAPANI
Su un palcoscenico nero di dolore e di sofferenza, con una eccezionale scenografia, semplice e contemporaneamente forte, il bravissimo attore Salvatore Arena riesce (…) a fare rivivere sul palcoscenico i momenti lieti ( pochi ) e dolorosi ( molti ) della vita annientata di Giuseppe Gulotta. Un crescendo recitativo e drammaturgico di grande intensità che porta lo spettatore quasi a sdoppiarsi e a trasferirsi sul palco, con l’anima e con il cuore, su quella “via dolorosa” di un giovane che sappiamo ormai libero e al quale è stata espiantata una gran parte della vita e soprattutto la giovinezza. Uno spettacolo che ancora per anni dovrebbe calcare i palcoscenici (…) riuscitissimo e di grande impegno civile e teatrale.

Giovanna Villella – Lameziaterme.it
CAPTIVUS O DELLA VITA SOTTRATTA
Salvatore/Giuseppe avviluppa nel suo acquario circolare uomini, parole, cose, volti, gesti tutti offerti senza reticenza né segreto. Offre la sua malinconia, il suo sole perduto, la sua persecuzione, la sua reclusione. (…) Teatro del presente che ci offre un nero rituale, un vuoto assolutamente colmo, sorretto da una scrittura drammaturgica costruita sulla poetica del frammento dove le riflessioni del tempo presente si intrecciano a memorie, a squarci di vita vissuta in una partitura di parole e gesti (…) Intensa e palpitante l’interpretazione di Salvatore Arena che sa restituire il respiro, le emozioni, il dolore, l’amore, l’attesa e la dignità di un uomo per troppo tempo rimasto senza voce.

Sara Casini – Lo sguardo di Arlecchino
INNOCENTI E COLPEVOLI: SABBIA NEGLI INGRANAGGI
Nella luce, piccole schegge di legno paiono esplodere nella follia di una violenza irrazionale. La narrazione procede, e il giovane raggiunge la maturità sotto il peso di una colpa inflittagli da altri, incapace di lavare il proprio nome. Arena dà voce ai vari personaggi che tessono questa insondabile trama: gli amici, la moglie, avvocati, giudici… Sono diversi i momenti che ci colpiscono con la loro sincerità, nella descrizione di una vita che, pur segnata da colpe altrui e quasi distrutta, si ricostruisce poco per volta, combattendo per la propria libertà, ignorando il funzionamento di un sistema più grande, impalpabile, pesantissimo.

Oriana Schembari –Yes Calabria
Un clamoroso errore giudiziario raccontato in un monologo estremamente coinvolgente, l’orrore dell’ingiustizia, la paura, il carcere quasi come il rifugio dalla violenza, la speranza un giorno di liberarsi dell’onta di un crimine mai commesso. Una storia che viene “data” completamente allo spettatore, attraverso un’adesione vivissima alla vicenda umana del protagonista. Il teatro si fa qui testimonianza civile, forma pubblica di riscatto, e mette in guardia sui pericoli che in ogni società corre la libertà di ognuno, schiacciata sotto il peso di un potere che intreccia trame occulte per piegare a sé la vita del Paese. Un tema spesso trattato dalla compagnia reggina, una delle più interessanti del panorama nazionale del teatro contemporaneo.

Grazia Candido – il quotiano della calabria / strill.it
REGGIO – IL “CILEA” IN PIEDI PER “UN GRANELLO DI SABBIA”
Una campana in mezzo alla scena, uno sgabello sul quale è seduto un uomo illuminato da una luce che si domanda costantemente “come si conta l’aria?”, quell’aria di tutta la vita che manca, che ingiustificatamente è stata tolta, violentemente sottratta. Sul palco, è lo straordinario attore Salvatore Arena a raccontare la storia di Giuseppe.

Sabato 7 ottobre | ore 21.30
Teatro Comunale di Badolato
Residenza Teatrale MigraMenti Off
Rassegna Artisti Emergenti premiati nei maggiori festival di teatro italiano

patres 7/10/17 webPATRES

di Saverio Tavano
con Dario Natale e Gianluca Vetromilo
regia Saverio Tavano
foto di scena Gianfranco Ferraro, Angelo Maggio, Pasquale Cimino
video Andrea Aragona
produzione Scenari Visibili
con il supporto della Regione Calabria, sistema delle Residenze Teatrali Calabresi

Miglior spettacolo festival Inventaria Teatro dell’Orologio Roma 2014
Premio contro le mafie del MEI 2014 Faenza
Secondo premio al Festival Teatrale di Resistenza Museo Cervi/Gattatico RE

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Link a promo https://vimeo.com/124819283
Link intervista Radio3 http://shar.es/130lbO

DESCRIZIONE
L’impossibilità di un rapporto tra un padre e il figlio cieco, l’impossibilità di incontro, di filiazione.
Questo Ulisse senza patria lo lega ad una corda perché potrebbe perdersi, incapace di stargli accanto non trova il coraggio della testimonianza.
Un padre che fugge per sempre, per le spiagge esotiche di Santo Domingo, e un figlio paralizzato dall’attesa, davanti all’orizzonte attende in Calabria, mette le mani avanti per vedere l’orizzonte, si rivolge verso il mare e aspetta che questo padre ritorni.
Un Telemaco dalla lunga attesa, ma l’attesa è dinamica, è erranza, è rischio.
Il mare, discreto spettatore, scandisce e accompagna la vita di questo figlio incapace di vedere come di andare, in attesa di un padre che non è in grado di restare/tornare a casa.

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La Mongolfiera Editrice ha pubblicato il libro PATRES, collana Teatro 74, di Saverio Tavano, il libro fronte retro con traduzione in inglese Fathers a cura di Ennio Tozzi, comprende la drammaturgia integrale dello spettacolo con una prefazione di Alessandro Toppi de Il Pickwick.it -culture,critiche e narrazioni- ed una postfazione di Dario Tomasello docente di letteratura italiana contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Cognitive, della Formazione e degli Studi Culturali dell’Università degli Studi di Messina.

Link http://www.lamongolfieraeditrice.it/product.asp?intProdID=241)

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Compagnia Scenari Visibili www.scenarivisibili.it

clandestino web badolato 9_11_17Sabato 9 Settembre | ore 21.30
Teatro Comunale di Badolato
Residenza Teatrale “MigraMenti Off”
www.residenzateatrobadolato.it
Rassegna Giovani Artisti Under 35

CLANDESTINO
scritto e diretto da Riccardo Rombi
con Virginia Billi, Aleksandros Memetaj
assistente alla regia Ulpia Popa
progetto luci Laura De Bernardis

Uno spettacolo dedicato a tutti coloro che non hanno diritto di parola; i piccoli, gli ultimi della società, gli esclusi; quelli che non contano, i trascurati, i disprezzati, i perseguitati.
Un canto dedicato a tutti quelli che abitano in un mondo che, a sua volta, è diseredato quanto loro. Uno spettacolo per provare a invertire i valori, per rialzare la testa, per abbattere i muri.
I personaggi di questo spettacolo vivono lo strazio di essere inutili comparse del proprio tempo.
Sul palco tre personaggi: un vecchio che si ribella al suo spegnersi anonimamente e decide di darsi alla clandestinità per riappropriarsi almeno del suo diritto alla morte.
A fargli da contrappunto la nostra coscienza e una donna che vive immersa in un quotidiano banale. Una donna che si esprime per luoghi comuni inseguendo disperatamente modelli di apparente benessere.
Uno spettacolo che denuncia modelli culturali insostenibili fatti di solitudine, irresponsabilità, egoismo. Di fronte a questo desolante panorama viene allora ribaltato il significato di un termine usato oggi solo con una connotazione feroce e la Clandestinità inaspettatamente diventa una possibile via d’uscita.

Lo spettacolo è stato prodotto all’interno del progetto LONTANO DA DOVE | Bando Migrarti 2017

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LA COMPAGNIA

CATALYST è un polo culturale di persone, spazi e luoghi che produce spettacoli e cura progetti didattici. Catalyst è una realtà del teatro toscano e nazionale fondata a Londra nel 1996 da Riccardo Rombi attore, regista e autore che predilige la nuova drammaturgia e la contaminazione dei linguaggi. Nell’idea di un teatro fatto di elementi in continua evoluzione, Catalyst nelle proprie produzioni coinvolge anche musicisti, performer, danzatori e videomaker intercettando nuovi pubblici e indirizzando il proprio alla scoperta di linguaggi del contemporaneo. Negli anni la compagnia ha esplorato con successo il linguaggio per le giovani generazioni realizzando con il gruppo musicale dei Camillocromo lo spettacolo I musicanti di Brema che ha collezionato fino a questo momento oltre 200 repliche in tutta Italia. Tra gli spettacoli realizzati in vent’anni di attività ricordiamo i pù recenti La grande storia del teatro, Palcoscenico ’900, 8 Sfumature di Giulietta, Le Scacciapaura, L’albero della Memoria. Catalyst gestisce il Teatro Comunale Corsini di Barberino di Mugello in provincia di Firenze e la scuola per attori del Centro Ricerca e Formazione presso il Teatro Puccini di Firenze. Catalyst è partner delle scuole primarie e secondarie della regione del Mugello con le quali progetta attività di laboratoriali di educazione al teatro, al corpo e alla parola dando vita al progetto diffuso Il Teatro fa Scuola.

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Sabato 24 SETTEMBRE 2016 | ore 21.30
Teatro Comunale di Badolato
Residenza Teatrale MigraMenti Off
Esito scenico dello studio realizzato dalla Compagnia Odysseia Teatro nella permanenza in residenza

V x ELETTRA. SOLE A PICCO
Uno studio su due Elettre.

Con Carolina Cametti e Elisa Menchicchi
Elaborazione drammaturgica Paola Tarantino Elisa Menchicchi Carolina Cametti
Aiuto regia Diletta Acquaviva
Luci Valentina Belli
Ideazione e regia Paola Tarantino

Durata 50’ minuti

Una produzione ODYSSEIA TEATRO in collaborazione con Teatro del Carro
Residenza “MigraMenti Off”

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elettra tarantino 1In due appartamenti di un palazzo in una periferia desolata, vivono separate da un muro due giovani donne.
Una si diletta a sigillare panetti di coca, cantare canzoni che passano alla radio, parlare col bambino che porta in grembo. L’altra aspetta, si nasconde, ferma le sue giornate sul nastro di un registratore. Il telefono è l’unico mezzo per comunicare con l’esterno. La prima ha un marito spacciatore che non torna mai a casa e una madre troppo occupata nei suoi affari. L’altra ha un fratello che pare rimandare sempre il loro incontro e la fine della “prigionia” di cui la sorella ci mostra i segni. Per ciascuna l’unica presenza reale è l’altra. Dopo un primo incontro non proprio felice, le due iniziano a parlarsi, avvicinarsi, a non poter fare a meno della presenza dell’altra, si potrebbe credere a un certo punto, che l’una possa cambiare il destino dell’altra.

elettra tarantino 2Questo è l’incipit del nostro studio su Elettra. Un Elettra che diventa doppia. Vissuta in due momenti diversi della storia del mito. Perciò due Elettre. Due storie contemporanee, malavitose, fatte di codici e di silenzi, di senso dell’onore e del desiderio di vendicare un torto subito, di un potere che uccide, ma anche di una vibrante voglia di vivere, della continua speranza che le cose possono cambiare se ci si ribella, che qualcuno da qualche parte nel mondo le possa continuare ad amare.

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Sabato 6 AGOSTO 2016 | ore 21.30
Teatro Comunale di Badolato
Residenza Teatrale MigraMenti Off
Rassegna Artisti Emergenti premiati nei maggiori festival di teatro italiano

“Le Vacanze dei Signori Lagonia”

con Francesco Colella* e Mariano Pirrello;
scritto da F.Colella e F.Lagi; regia Francesco Lagi
(Francesco Colella*: Vince il Premio UBU 2010 come miglior attore non protagonista
Finalista del Premio In-Box 2015 con “Le vacanze dei signori Lagonìa”
Vincitore del Premio In-Box 2013 con “Zigulì”)

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vacanze-lagonia-WEBDESCRIZIONE
Su una spiaggia ci sono due anziani signori, marito e moglie, sono i signori Lagonìa. Guardano le onde che si arrotolano nel mare mentre si srotolano i loro pensieri. Nessuno dei due, però, è nato per dare voce ai sentimenti in modo intonato. La loro è una comunicazione fatta di intimità silenziosa e di risate improvvise, furie e riconciliazioni, pianti e mazzate sulle ginocchia. In questa giornata c’è il tempo per una maledizione e una nuotatina a largo, per il ricordo di una bimba e per quello di una dieta finita già di lunedì, c’è un gabbiano che muore d’infarto e una nuvola a forma di coniglio, c’è una canzone di Gianni Morandi e la fine del mondo, c’è una barca che li può portare via. Il solo racconto che i signori Lagonìa ci offrono è quello del loro amore spietato e dolce, a tratti dispotico o molesto, che noi ci troviamo a spiare. C’è l’epica di un matrimonio durato quarant’anni e questo giorno qua, che non è un giorno qualsiasi della loro vita.

TEATRODILINA
Teatrodilina è un gruppo di persone con esperienze diverse, che si sono unite con il proposito di condividere una pratica e un’idea di teatro. Dal suono al video, dall’arte contemporanea alla scrittura, dal cinema alla musica. Quello che trovano urgente e che cercano di fare è raccontare storie e personaggi che abbiano a che fare con qualcosa che li riguarda, accendendo un’azione emotiva che coinvolga lo spettatore. Alla base del lavoro c’è la volontà di inventare spettacoli restituendo frammenti dei loro percorsi e andando alla ricerca di una comune identità, che sembra perduta ma non in modo irreparabile. Fare teatro è il gesto più contemporaneo e potenzialmente dirompente.

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Sabato 7 Maggio | ore 21.15  locandina-cattività-7-maggio
Teatro Comunale di Badolato
Residenza Teatrale “MigraMenti Off”
www.residenzateatrobadolato.it
Rassegna Giovani Artisti Under 35

“LA CATTIVITA’. BLOODY MARY”  
di Alessandra Cimino
con Alessandra Cimino, Giorgia Narcisi
Live Sound Stage Performer Dario Costa
Regia Sofia Bolognini
Produzione BologniniCosta

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guarda il TRAILER cliccando qui

Presentazione ” La Cattivita’. Bloody Mary “

Una poderosa macchina generatrice, uteri invisibili in attesa. Intestino: autostrade di tubi neri.
Due corpi. La terra abitata da niente, zona morta, ventre arido.
LA CATTIVITA’ racconta di un esperimento (riuscito): la vita dopo la vita.
È un incubo post-apocalittico, un mondo parallelo (o futuro?) abitato da creature che vanno a morire.
Quando il proprio destino diventa missione: LA CATTIVITA’ racconta il feticcio del parto. Cordone ombelicale carico di veleno, grappoli di resistenza.
Tutto è già avvenuto una volta per tutte: due robot raccontano la storia dell’uomo fatta di gabbie, pulsioni elettriche, scambi di corpi, nostalgia, rimorso. Paura.
Se l’autodistruzione ha condotto l’umanità ad un immane fallimento, LA CATTIVITA’ è rinascita, o resurrezione, a partire dalla catastrofe.
Dopo il clamoroso successo di ROMEOeGIULIO – sold out a Roma, Formia, Chiaravalle, vincitore del premio Miglior Regia e Miglior Performance presso il Festival Internazionale di Teatro “Faces Without Masks” a Skopje (Macedonia) – bologninicosta presenta in anteprima assoluta un nuovo lavoro: LA CATTIVITÀ. Bloody Mary.
La performance sarà ospitata presso il Teatro Comunale di Badolato, nell’ambito del progetto di Residenza “MigraMenti Off” il 7 Maggio alle ore 21 all’interno della rassegna ” Giovani Artisti Under 35″.

IL PROGETTO
Un misterioso macchinista esegue un pericoloso esperimento per riportare la vita sulla terra, innescando un processo in cui vengono coinvolte due appendici robotiche di una inquietante macchina madre: questa è La Cattività.
La Cattività è uno studio performativo su di un testo poetico.
I corpi non raccontano una storia ma alludono a momenti di vita vissuta, parentesi emotive che si articolano nello spazio procedendo verso la conclusione. Non esistono dunque personaggi dai confini chiari, ma un flusso di coscienza continuo da cui emergono immagini simboliche.
È un primo studio sul cordone ombelicale, sul rapporto viscerale che unisce una figlia e una madre, una proposta artistica che apre al dialogo sull’entità della creazione, sulla sacralità del parto, del rapporto con la terra. Un percorso tortuoso che vuole essere occasione per riflettere sulle conseguenze disastrose di un’umanità che procede dimenticando se stessa. La Cattività.

IL METODO
La Cattività è il risultato di un lavoro faticoso e onesto. bologninicosta aborre e rifiuta le vie tradizionalmente imposte per l’elaborazione di uno spettacolo, come letture a tavolino, studio dei “toni” e altri fastidiosi approcci accademici di questo genere. Il vero attore professionista non è un esecutore ma un creativo: bologninicosta restituisce dignità ai propri attori in quello che è un lavoro di sperimentazione continua e creazione autogestita. È un collettivo teatrale dove piano registico e creatività attoriale lavorano l’uno a vantaggio dell’altro, dando vita ad un ambiente, un sottobosco creativo ricco di potenzialità in cui affondare le radici solide della messainscena.
Il lavoro è strutturato in due fasi: imbuto ad aprire, imbuto a chiudere.
Nella fase di imbuto ad aprire si propongono materiali, si accumulano tesori a partire da un processo di lavoro complesso già di per sé performativo. Per ogni incontro il conduttore elabora una gabbia, ovvero un sistema, una suddivisione geografica dello spazio in aree di interesse emotivo: le postazioni. Ogni postazione è pensata con una dinamica propria di evoluzione: di volta in volta le attrici sono chiamate ad una improvvisazione specifica che coinvolge il corpo, la voce, la narrazione estemporanea di sé. Le performer sperimentano all’interno di questi circuiti per un tempo variabile tra i sessanta e i novanta minuti, senza interruzioni. Contemporaneamente l’esecutore musicale elabora – in ascolto continuo con gli attori e il conduttore – una partitura elettronica lavorando sui sintetizzatori direttamente nello spazio. Le improvvisazioni sono state gestite fin dall’inizio in relazione con lo strumento scenico, ovvero i tubi di plastica nera, consentendo alle attrici di familiarizzare con il materiale costruendo un dialogo credibile.
Di volta in volta, l’intero processo di creazione viene filmato. I materiali raccolti vengono poi visionati e selezionati per quella che è la seconda fase del lavoro: l’imbuto a chiudere. A partire dalle proposte costruite e dall’idea registica, in un movimento di ritorno organico al testo drammaturgico, inizia il montaggio.

LA DRAMMATURGIA
Il testo di riferimento, “Bloody Mary” scritto da Alessandra Cimino, nasce come opera di natura poetica e dunque non direttamente teatrale. Le attrici parlano con sé stesse e col pubblico, in un dialogo sordo e ingestibile. La nascita, la vita, la malattia, la morte. Questi i temi portanti di una scrittura scivolosa ed enigmatica, frammentata e pungente. “Bloody Mary” parla della tragedia di un amore perduto o mai ritrovato, della depressione, del suicidio. Il linguaggio è netto e tagliente, ruvido ed esplicito.
Nel testo originale la scrittura è pensata anche con una propria particolare natura di collocazione sulla pagina: le parole non seguono un’impaginazione standardizzata ma sono agglomerati poetici, isole che emergono dal magma bianco del silenzio, che è anch’esso linguaggio, tempo-ritmo.
Nella versione teatrale elaborata dalla stessa scrittrice il corpus unico del testo è stato diviso in cinque capitoli, i periodi sono stati smembrati e assegnati alle attrici sotto forma di micro-battute, mentre l’idea della collocazione geografica della parola è stata rispettata dalla costruzione registica nella gestione dello spazio scenico.
Uno sforzo drammaturgico ostinato dunque, decisamente ostile e fortemente provocatorio.

L’AMBIENTE SONORO
La drammaturgia sonora è la linea rossa su cui si dispiega l’intero spettacolo, scandendo il passaggio da un’immagine all’altra e disegnando pareti emotive e suggestivi spazi d’azione in cui le attrici si trovano immerse e, in alcuni casi, costrette. Il compositore ha lavorato quotidianamente con la regia e gli attori, in un dialogo continuo che ha portato ad una solida e fertile alleanza. Sono praticamente assenti delle pre-elaborazioni: durante la messainscena l’esecutore musicale eseguirà una performance dal vivo utilizzando i sintetizzatori e le drum machines, in composizione estemporanea live.
In La Cattività il compositore non ha elaborato una colonna sonora a monte, né improvvisa sul palco come un agente esterno forzatamente inserito nel contesto scenico (come spesso avviene nel teatro performativo), ma è realmente parte dell’azione, recitando il ruolo del macchinista mentre esegue musica dal vivo. Egli è dunque a tutti gli effetti performer, una figura di potente innovazione perché mette realmente insieme l’interpretazione attoriale e la composizione musicale live, in un esperimento ambizioso e originale.

NOTE DI REGIA
La cattività è uno studio performativo che mette insieme ricerca teatrale e composizione sonora live.
La Cattività è uno studio sul corpo in gabbia, derubato e rabbioso. Le attrici hanno lavorato a lungo per sganciare quasi completamente l’interpretazione del testo dall’azione scenica: i due piani proseguono parallelamente creando dissonanze e contrasti.
Lo spazio scenico è ingombro di cavi neri, spessi e lucidi: i corpi si muovo al loro interno, costruendo immagini e labirinti simbolici, pronti subito a sciogliersi e rimescolarsi nel magma intestino delle tubature e dei congegni meccanici.
Le luci sono immaginate tutte da terra, tranne un faro che dall’alto illumina il macchinista. Questo insolito disegno luci restituisce l’immagine di una camera chiusa, una dark room da incubo dove respira una minacciosa macchina tubolare.
Un ruolo di fondamentale importanza riveste il Macchinista, che da dietro la sua postazione innesca l’esperimento e conduce come un burattinaio l’azione scenica eseguendo musica dal vivo.
La partitura sonora si compone di voci, schianti, fischi e risucchi, in un sottobosco sonoro stridente e insostenibile, allucinato e deforme.
Dopo uno svolgimento feroce e drammatico il finale si colora di stupore, spiritualità, meraviglia.
Racconta i sentimenti umani da lontano, li scompone analiticamente alla ricerca di un comune denominatore: il riconoscimento di sé nell’altro.
A partire dall’incubo apocalittico della terra desertificata e ridotta ad una giungla di plastica nera, La Cattività racconta ancora, e sempre, la ricerca di una bellezza.

LA PRODUZIONE
bologninicosta è una produzione che si occupa di arti perfomative. È un progetto di ricerca sociale e artistica.
Sociale perché si interessa di questioni civili utilizzando gli strumenti offerti dalla sociologia: indagine sul campo, raccolta dati, interviste. È uno studio attivo sul territorio, che attraverso l’esperienza diretta con le realtà suburbane amplifica e trasmette la voce delle minoranze.
Artistica perché, attraverso l’attivismo creativo, va alla ricerca di nuovi linguaggi.
Spettacoli teatrali, live performances, istallazioni audiovisive: bologninicosta è un tentativo di contaminazione e sfondamento tra pratiche diverse di comunicazione col pubblico, passando dalla teatro-danza alla sperimentazione sonora con l’utilizzo di sintetizzatori e drum-machines.
bologninicosta è un processo, un’officina creativa in cui vocazione civile e onestà artistica vanno di pari passo, nel tentativo sempre aperto di ridisegnare un’ipotesi di spettacolarità più autentica e meno grossolana, una forma di fruizione più consapevole e precisa, veramente umana.

RESPONSABILI DEL PROGETTO
Sofia Bolognini: drammaturga, attrice, regista, arte-terapeuta. Esperta in teatro corporeo, conduzione di gruppi, tecniche di training fisico-emozionale. Laurea in Filosofia presso “La Sapienza” di Roma.
Dario Costa: attore, compositore, vocal coach. Esperto in elaborazione di colonne sonore, composizione elettronica live, training vocale, ricerca sociale. Laurea in Psicologia della Comunicazione presso l’Università di “Milano-Bicocca”, Laurea Magistrale con Lode in Sociologia e Ricerca Sociale presso “La Sapienza” di Roma.

Domenica 24 Aprile | ore 18.00
Rassegna Artisti Emergenti Premiati nei maggiori festival italiani

“LAMAGARA”

Premio della Critica – gaiaitalia.com – Roma Fringe Festival 2014
Da un’idea di Emanuela Bianchi
Scritto da Emilio Suraci ed Emanuela Bianchi
Adattamento e interpretazione di Emanuela Bianchi
Produzione Confine Incerto

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DSC_0105 Presentazione “Lamagara”

Calabria, 1769.
Cecilia Faragò è l’ultima fattucchiera processata per stregoneria nel Regno di Napoli.
Con lei muoiono i segreti della terra in un luogo del mondo in cui la terra è potere.
Chi è la magàra Cecilia?
Fata o strega, lucifera, portatrice del sole o della luna, infine e prima di tutto una donna.
Che si appropria della forza tellurica dal ventre del mondo e ne fa decotto di erbe, credenza, maleficio.
Lamagara è la donna che pensa, che guarda troppo avanti, che sospetta, che non crede a niente.
La strega a cui il mondo chiede di nascondere le sue ipocrisie, per poi lapidarla per le sue stesse colpe.
Una microstoria che si affaccia dal passato, un urlo di redenzione da quel mondo di storie disperse che formano la memoria negata del genere femminile.
Profetessa dell’uguaglianza e donna irregolare di un Mediterraneo arcaico, viscerale, erotico, fatto di magismo, superstizione e divinazione, domina la natura aspra della terra, dei suoi frutti, dell’acqua, del fuoco.
Notti di luna e profumi arcani di un Sud dell’anima e del corpo raccontano quel fuoco di rabbia che seduce, verità di ogni tempo senza sovrastrutture.
Lamagara mette in scena i luoghi eterni della generazione e dell’eros, della diffusività maternale di vita, morte e reificazione in corpore feminae.
Non un semplice monologo, ma un’interazione di voci della storia, sommerse nell’oblìo di un presunto peccato, che si elevano, con il personaggio di Cecilia, verso la luce, a smascherare il doppio volto della verità dell’uomo, le pieghe della sua quotidiana magia.
Un linguaggio denso e terrestre come humus, impastato di un materiale verbale pieno e screziato dove il corpo è utilizzato come strumento della narrazione che coinvolge lo spettatore in una esperienza sensoriale potente, poetica e parossistica.
Lo sguardo di Emanuela Bianchi diventa parola, genesi, riscatto di una verità selvaggia, processata dalla storia.

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LA CRITICA

“Una tipologia di attrice non comune, legata a ruoli, personaggi e culture del nostro sud che dovrebbero essere riprese e valorizzate, secondo una chiave di attualizzazione ‘neo-verista’ del controverso e multiforme contesto storico-sociale del Mezzogiorno d’Italia.”
Vittorio Lussana – Periodico Italiano Magazine

“Emanuela Bianchi ci lascia a bocca aperta recitando un testo straordinario, calcando la scena con le sue danze perfette per equilibrio e dosaggio delle energie, ci suggestiona con la sua bravura e la sua bellezza, ci incanta con la sua voce e le sue canzoni, ci offre momenti di perfezione estetica e drammaturgica, una interpretazione misurata e controllata con intelligenza, ci regala finalmente quello che è stato – per chi scrive -lo spettacolo più bello visto al Roma Fringe Festival 2014 e per questo, chi scrive, ringrazia Emanuela Bianchi perché con il suo lavoro ci ha confermato che questo teatro che tanto amiamo e critichiamo regala ancora gioielli meravigliosi quando meno ce l’aspettiamo.”
Ennio Trinelli – gaiaitalia.com

“La Cecilia Faragò cui Bianchi dà vita è una donna autonoma e intelligente, tutt’altro che asservita o incapace di comprendere quanto le sta capitando, tanto che la sua presenza su palco si fa mezzo di un risarcimento morale che ci rende responsabili tutti e tutte.
Una metafora luminosa e vivente della possibilità di un modo di vivere di una donna che è ora sulla scena come è stata allora nella Calabria del 1700, non importa quanto gli uomini abbiano cercato di zittirla.” Alessandro Paesano – teatro.it

“L’attrice riesce a mostrarci , attraverso l’utilizzo di una vocalità estrema, tendente al grido, una imbastitura di piaghe. Piaghe tutt’altro che da decubito. Ma ferite frutto di giudizi prodotti da una società allora come adesso prigioniera di una teologia sbagliata. Se non addirittura fasulla! L’uso del corpo nonché la gestione dello spazio non giocano certo al risparmio emettendo conati di senso di colpa. Lamagara. Una Medea tinta di Giovanna D’Arco, ma con un’estetica degna della Bernarda Alba in assetto da trigesima.”
Giovan Bartolo Botta – http://giovanbartolate.wordpress.com/

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Domenica 10 Aprile | ore 18.00
Rassegna Giovani Artisti Under 35
“Felici Matrimoni”
con Carlo Gallo e Vincenzo Leto – regia Lindo Nudo
Produzione Teatro RossoSimona 

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Presentazione

“Felici matrimoni”

felici-matrimoni-WEBE’ una pièce composta da tre atti unici nella quale s’ironizza sull’istituzione più consolidata, analizzando gli entusiasmi e le emozioni del fatidico “si” e le disillusioni che subentrano a causa di eventi imprevedibili e anni di forzata convivenza.

E dopo il fatidico si, lo scambio delle fedi, la commozione di parenti e amici, gli estenuanti festeggiamenti, le foto, le bomboniere, nella giornata più importante della loro vita, una giovane coppia di sposi, finalmente soli, come tradizione vuole, con lei in braccio a lui, fanno ingresso in scena, pardon, nel loro nido d’amore, dove consumeranno la loro prima notte di nozze.

La moglie, l’amante e il marito: un appassionato triangolo che vedrà soccombere uno di loro in un frenetico e giocoso scambio di ruoli.

La coppia consumata dagli anni di convivenza vive il dramma, cinico e ironico, della malattia di uno dei due coniugi.

Il marito, assiste la moglie, gravemente ammalata, al suo capezzale, per accompagnarla, quanto più velocemente possibile, ad altra vita.

Una coppia di attori, divertenti, istrionici, si cimenta e si alterna, nel gioco del travestimento al femminile, tanto sfruttato in ambito cinematografico, con risultati esilaranti, in una commedia leggera e frizzante.

20151019_122156Regia

Lindo Nudo

Con

Carlo Gallo e Vincenzo Leto

Scenografia (Angelo Gallo) Teatro della Maruca

Costumi Maria Concetta Riso

Sabato 19 alle ore 21,15 al Teatro Comunale di Badolato, per il programma della Residenza Teatrale “Migramenti off” diretta dal Teatro del Carro, si potrà assistere a “South” momento finale del progetto di residenza della Compagnia Officine Jonike Arti diretta da Americo Melchionda e Maria Milasi.

“SOUTH” – studio ispirato a “Ricorda con rabbia” di John Osborne
con Americo Melchionda, Maria Milasi, Francesco Gallelli, Sara Rosa.
A cura di OFFICINE JONIKE ARTI
Direzione mise en espace
Americo Melachionda
Drammaturgia
Maria Milasi
Collaborazione drammaturgica
Domenico Loddo

locandina SOUTH OFFICINE

Per un lungo periodo la compagnia di Reggio ha condotto, all’interno della Residenza di Badolato, un lavoro di ricerca e sperimentazione drammaturgica il cui punto di partenza è un classico del Teatro del secondo ‘900: Ricorda con rabbia di John Osborne. Un testo che parla di una generazione “arrabbiata” perché vive all’interno di una società che non funziona, i cui ingranaggi sono usciti dai cardini e non vi è nessuno che dimostri il coraggio o la voglia di riparare. I protagonisti vivono una condizione di apparente immobilità in cui, però, niente resta fermo e sotto alla superficie le vicende si intrecciano e viene soffocato un amore, si perde qualcosa, si sfrutta un’amicizia, si perde ancora qualcosa e solo alla fine il cerchio si richiude. E il sentimento centrale della vicenda è la rabbia. Rabbia che il protagonista scarica sulla moglie, rabbia che lei si lascia piovere addosso e assorbe, o finge di assorbire, come terra secca. Ma la pioggia non può durare a lungo prima che la capacità di drenarla ceda, ed una volta che si arriva al limite, nella terra si aprono delle crepe, diventa fango e la situazione cambia. Ma cosa c’è dietro alla rabbia? Un disperato bisogno di amore e protezione, di complicità e sicurezza. La voglia di sentirsi accettati senza riserve. Un posto dove nascondersi quando quello che c’è fuori è troppo da sopportare e la sensazione di essere sull’orlo del precipizio si fa sentire.

Il lavoro che Americo Melchionda e Maria Milasi hanno operato sul testo di Osborne traspone l’originale collocazione londinese degli anni ’50 nel Sud dei nostri giorni. O meglio in un perenne Sud in cui tutto è immobile, in cui le ambizioni giovanili vengono frustrate e represse. Un mondo senza futuro e con un presente asfittico. Un contesto che produce relazioni squilibrate e violente.
Quella che sarà presentata sabato 19 al Teatro Comunale di Badolato non sarà uno spettacolo “finito” ma la dimostrazione di lavoro di una ricerca in corso d’opera. Una “mise en espace” in cui gli attori alterneranno parti recitate a momenti di lettura e prova del testo.
Sarà, per il pubblico, un’occasione per entrare dentro il processo di costruzione di uno spettacolo e capire l’evoluzione delle varie fasi del lavoro di creazione teatrale.

In scena, oltre ad Americo Melchionda e Maria Milasi ci saranno due allievi attori di Badolato: Francesco Gallelli e Sara Rosa, due giovani che si sono avvicinati con passione al teatro proprio grazie al costante lavoro fatto, fin dal 2012, dal Teatro del Carro.