Domenica 24 Aprile | ore 18.00
Rassegna Artisti Emergenti Premiati nei maggiori festival italiani

“LAMAGARA”

Premio della Critica – gaiaitalia.com – Roma Fringe Festival 2014
Da un’idea di Emanuela Bianchi
Scritto da Emilio Suraci ed Emanuela Bianchi
Adattamento e interpretazione di Emanuela Bianchi
Produzione Confine Incerto

EVENTO FACEBOOK clicca qui

DSC_0105 Presentazione “Lamagara”

Calabria, 1769.
Cecilia Faragò è l’ultima fattucchiera processata per stregoneria nel Regno di Napoli.
Con lei muoiono i segreti della terra in un luogo del mondo in cui la terra è potere.
Chi è la magàra Cecilia?
Fata o strega, lucifera, portatrice del sole o della luna, infine e prima di tutto una donna.
Che si appropria della forza tellurica dal ventre del mondo e ne fa decotto di erbe, credenza, maleficio.
Lamagara è la donna che pensa, che guarda troppo avanti, che sospetta, che non crede a niente.
La strega a cui il mondo chiede di nascondere le sue ipocrisie, per poi lapidarla per le sue stesse colpe.
Una microstoria che si affaccia dal passato, un urlo di redenzione da quel mondo di storie disperse che formano la memoria negata del genere femminile.
Profetessa dell’uguaglianza e donna irregolare di un Mediterraneo arcaico, viscerale, erotico, fatto di magismo, superstizione e divinazione, domina la natura aspra della terra, dei suoi frutti, dell’acqua, del fuoco.
Notti di luna e profumi arcani di un Sud dell’anima e del corpo raccontano quel fuoco di rabbia che seduce, verità di ogni tempo senza sovrastrutture.
Lamagara mette in scena i luoghi eterni della generazione e dell’eros, della diffusività maternale di vita, morte e reificazione in corpore feminae.
Non un semplice monologo, ma un’interazione di voci della storia, sommerse nell’oblìo di un presunto peccato, che si elevano, con il personaggio di Cecilia, verso la luce, a smascherare il doppio volto della verità dell’uomo, le pieghe della sua quotidiana magia.
Un linguaggio denso e terrestre come humus, impastato di un materiale verbale pieno e screziato dove il corpo è utilizzato come strumento della narrazione che coinvolge lo spettatore in una esperienza sensoriale potente, poetica e parossistica.
Lo sguardo di Emanuela Bianchi diventa parola, genesi, riscatto di una verità selvaggia, processata dalla storia.

DSC_0047
LA CRITICA

“Una tipologia di attrice non comune, legata a ruoli, personaggi e culture del nostro sud che dovrebbero essere riprese e valorizzate, secondo una chiave di attualizzazione ‘neo-verista’ del controverso e multiforme contesto storico-sociale del Mezzogiorno d’Italia.”
Vittorio Lussana – Periodico Italiano Magazine

“Emanuela Bianchi ci lascia a bocca aperta recitando un testo straordinario, calcando la scena con le sue danze perfette per equilibrio e dosaggio delle energie, ci suggestiona con la sua bravura e la sua bellezza, ci incanta con la sua voce e le sue canzoni, ci offre momenti di perfezione estetica e drammaturgica, una interpretazione misurata e controllata con intelligenza, ci regala finalmente quello che è stato – per chi scrive -lo spettacolo più bello visto al Roma Fringe Festival 2014 e per questo, chi scrive, ringrazia Emanuela Bianchi perché con il suo lavoro ci ha confermato che questo teatro che tanto amiamo e critichiamo regala ancora gioielli meravigliosi quando meno ce l’aspettiamo.”
Ennio Trinelli – gaiaitalia.com

“La Cecilia Faragò cui Bianchi dà vita è una donna autonoma e intelligente, tutt’altro che asservita o incapace di comprendere quanto le sta capitando, tanto che la sua presenza su palco si fa mezzo di un risarcimento morale che ci rende responsabili tutti e tutte.
Una metafora luminosa e vivente della possibilità di un modo di vivere di una donna che è ora sulla scena come è stata allora nella Calabria del 1700, non importa quanto gli uomini abbiano cercato di zittirla.” Alessandro Paesano – teatro.it

“L’attrice riesce a mostrarci , attraverso l’utilizzo di una vocalità estrema, tendente al grido, una imbastitura di piaghe. Piaghe tutt’altro che da decubito. Ma ferite frutto di giudizi prodotti da una società allora come adesso prigioniera di una teologia sbagliata. Se non addirittura fasulla! L’uso del corpo nonché la gestione dello spazio non giocano certo al risparmio emettendo conati di senso di colpa. Lamagara. Una Medea tinta di Giovanna D’Arco, ma con un’estetica degna della Bernarda Alba in assetto da trigesima.”
Giovan Bartolo Botta – http://giovanbartolate.wordpress.com/

DSC_0082

Domenica 10 Aprile | ore 18.00
Rassegna Giovani Artisti Under 35
“Felici Matrimoni”
con Carlo Gallo e Vincenzo Leto – regia Lindo Nudo
Produzione Teatro RossoSimona 

evento FACEBOOK clicca qui

Presentazione

“Felici matrimoni”

felici-matrimoni-WEBE’ una pièce composta da tre atti unici nella quale s’ironizza sull’istituzione più consolidata, analizzando gli entusiasmi e le emozioni del fatidico “si” e le disillusioni che subentrano a causa di eventi imprevedibili e anni di forzata convivenza.

E dopo il fatidico si, lo scambio delle fedi, la commozione di parenti e amici, gli estenuanti festeggiamenti, le foto, le bomboniere, nella giornata più importante della loro vita, una giovane coppia di sposi, finalmente soli, come tradizione vuole, con lei in braccio a lui, fanno ingresso in scena, pardon, nel loro nido d’amore, dove consumeranno la loro prima notte di nozze.

La moglie, l’amante e il marito: un appassionato triangolo che vedrà soccombere uno di loro in un frenetico e giocoso scambio di ruoli.

La coppia consumata dagli anni di convivenza vive il dramma, cinico e ironico, della malattia di uno dei due coniugi.

Il marito, assiste la moglie, gravemente ammalata, al suo capezzale, per accompagnarla, quanto più velocemente possibile, ad altra vita.

Una coppia di attori, divertenti, istrionici, si cimenta e si alterna, nel gioco del travestimento al femminile, tanto sfruttato in ambito cinematografico, con risultati esilaranti, in una commedia leggera e frizzante.

20151019_122156Regia

Lindo Nudo

Con

Carlo Gallo e Vincenzo Leto

Scenografia (Angelo Gallo) Teatro della Maruca

Costumi Maria Concetta Riso

Sabato 19 alle ore 21,15 al Teatro Comunale di Badolato, per il programma della Residenza Teatrale “Migramenti off” diretta dal Teatro del Carro, si potrà assistere a “South” momento finale del progetto di residenza della Compagnia Officine Jonike Arti diretta da Americo Melchionda e Maria Milasi.

“SOUTH” – studio ispirato a “Ricorda con rabbia” di John Osborne
con Americo Melchionda, Maria Milasi, Francesco Gallelli, Sara Rosa.
A cura di OFFICINE JONIKE ARTI
Direzione mise en espace
Americo Melachionda
Drammaturgia
Maria Milasi
Collaborazione drammaturgica
Domenico Loddo

locandina SOUTH OFFICINE

Per un lungo periodo la compagnia di Reggio ha condotto, all’interno della Residenza di Badolato, un lavoro di ricerca e sperimentazione drammaturgica il cui punto di partenza è un classico del Teatro del secondo ‘900: Ricorda con rabbia di John Osborne. Un testo che parla di una generazione “arrabbiata” perché vive all’interno di una società che non funziona, i cui ingranaggi sono usciti dai cardini e non vi è nessuno che dimostri il coraggio o la voglia di riparare. I protagonisti vivono una condizione di apparente immobilità in cui, però, niente resta fermo e sotto alla superficie le vicende si intrecciano e viene soffocato un amore, si perde qualcosa, si sfrutta un’amicizia, si perde ancora qualcosa e solo alla fine il cerchio si richiude. E il sentimento centrale della vicenda è la rabbia. Rabbia che il protagonista scarica sulla moglie, rabbia che lei si lascia piovere addosso e assorbe, o finge di assorbire, come terra secca. Ma la pioggia non può durare a lungo prima che la capacità di drenarla ceda, ed una volta che si arriva al limite, nella terra si aprono delle crepe, diventa fango e la situazione cambia. Ma cosa c’è dietro alla rabbia? Un disperato bisogno di amore e protezione, di complicità e sicurezza. La voglia di sentirsi accettati senza riserve. Un posto dove nascondersi quando quello che c’è fuori è troppo da sopportare e la sensazione di essere sull’orlo del precipizio si fa sentire.

Il lavoro che Americo Melchionda e Maria Milasi hanno operato sul testo di Osborne traspone l’originale collocazione londinese degli anni ’50 nel Sud dei nostri giorni. O meglio in un perenne Sud in cui tutto è immobile, in cui le ambizioni giovanili vengono frustrate e represse. Un mondo senza futuro e con un presente asfittico. Un contesto che produce relazioni squilibrate e violente.
Quella che sarà presentata sabato 19 al Teatro Comunale di Badolato non sarà uno spettacolo “finito” ma la dimostrazione di lavoro di una ricerca in corso d’opera. Una “mise en espace” in cui gli attori alterneranno parti recitate a momenti di lettura e prova del testo.
Sarà, per il pubblico, un’occasione per entrare dentro il processo di costruzione di uno spettacolo e capire l’evoluzione delle varie fasi del lavoro di creazione teatrale.

In scena, oltre ad Americo Melchionda e Maria Milasi ci saranno due allievi attori di Badolato: Francesco Gallelli e Sara Rosa, due giovani che si sono avvicinati con passione al teatro proprio grazie al costante lavoro fatto, fin dal 2012, dal Teatro del Carro.

Giovedì 10 marzo 2016 – ore 21.15
Teatro Comunale di Badolato
in occasione della V Giornata Naziolale dell’Attore dedicata al ricordo di Pino Michienzi

“Diario di provincia”
di e con Oscar de Summa*
IMG_5971
*Finalista del Premio Rete Critica 2015
Vincitore del Premio Festival Cassino Off 2015
Finalista Premio Ubu 2015 – sez. “Miglior progetto artistico”

Presentazione -
“Erchie : provincia di Brindisi, città medievale, Comune d’Europa”. Ebbene, proprio ad Erchie, nel cuore della Puglia arsa dal sole; lo stesso sole degli antichi greci tanto che l’urlo di Eracle, o Ercole che dir si voglia, ancora fa tremare; dove gli ulivi brillano nel grembo fertile di una cultura millenaria, a cui popoli di tutto il Mediterraneo hanno ambito; proprio qui, non succede più niente.
Uno “spleen” , ma uno “spleen”….
Una depressione da calura estiva dura tutto l’anno e fa sì che l’immobilità del tempo sia la regola.
Urlando “no!” a tanta noia, spinto dal desiderio di vivere emozioni forti, Il giovane protagonista di “Diario di Provincia” rinuncerà al posto fisso da barbiere, presso il maestro di vita Angelino Sclerotico, per tentare una nuova via: quella di censore della spazzatura. Ma questa esperienza non darà il risultato sperato e dopo una serie di incontri sbagliati, di tentativi falliti, di incidenti esilaranti, quando ormai la noia di sempre sembrerà averla vinta sul Nostro, ecco che egli darà una svolta trasgressiva alla sua vita trasformando radicalmente il proprio look e presentarsi in piazza con la “cresta verde”. Solo l’uscita dei bambini dalla scuola e il loro entusiasmo per la stranezza dell’acconciatura impediranno il linciaggio da parte dei concittadini. Anche le mura domestiche non saranno accoglienti e più tolleranti.
Si ride per un’ora e un quarto dei personaggi che popolano questa storia: figure mitiche che, attraverso la narrazione, riconosciamo come appartenenti anche alla nostra adolescenza e quindi universali, perché “tuttu lu munno è paisi”.
In scena solo il corpo dell’attore e la sua forza espressiva in uno spazio che via via diventa casa, officina, strada, piazza.
Si ride tanto, fino a scoprire che non sempre è bene quel che sembrava finire bene, ricordando
“Gioventù bruciata”:
• “Perché facciamo tutto questo?”
• “Per vincere la monotonia, non ti pare?”

Oscar-9316

SABATO 13 FEBBRAIO – ORE 21.15
TEATRO COMUNALE DI BADOLATO
Residenza Teatrale MigraMenti Off
www.residenzateatrobadolato.it

ANTROPOLAROID
di / con TINDARO GRANATA

Premio “Mariangela Melato” – Prima Edizione – Attore emergente
Premio della giuria popolare della “Borsa Teatrale Anna Pancirolli”.
Premio “ANCT” dell’Associazione Nazionale dei Critici nel 2011.
Premio Fersen in qualità di “Attore Creativo” nel 2012.
antropolaroid-web
Antropolaroid, spettacolo di cupa bellezza, struggente, attraversato da un’inquietudine dolorosa, dove a tratti si coglie ugualmente, amaramente, l’occasione di ridere, per la caratterizzazione dei personaggi, il loro susseguirsi sulla scena, per l’abilità stessa dell’attore nel trasformarsi: tante
le metamorfosi.
Straordinario Tindaro Granata da solo racconta di figure familiari, di generazioni, di una terra, la Sicilia, da cui anche allontanarsi. Con il proposito di andare a Roma, diventare attore, fare del cinema …
Perché dentro questo spettacolo ad alta condensazione ed intelligenza teatrale, ci sono , rielaborate con molta sensibilità, schegge di storia dello stesso interprete in scena, con quel titolo che fonde insieme la ricerca antropologica con lo scatto fotografico, la memoria trattenuta nell’immagine, racconto tramandato, vissuto profondamente.
Antropolaroid è creazione teatrale colma di molte emozioni, per il testo, la recitazione, per la concretezza e l’universalità della narrazione, il ritmo avvolgente.
Tindaro Granata passa attraverso i decenni in molteplici ruoli, ad ogni età, maschio o femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi ogni volta a comporre dialoghi, legami, situazioni, lui solo e tanti .
La novità di uno spettacolo come Antropolaroid sta nell’utilizzo di una tecnica, antica, come quella del “cunto”, che viene scomposta e il meccanismo del racconto viene sostituito dalla messa in scena dei dialoghi tra i personaggi del racconto.
Non vengono narrati i fatti, ma i personaggi parlano tra di loro e danno vita alla storia.
Antropolaroid - web
Trama
Francesco Granata nel settembre del 1925 si impicca perché scopre di avere un tumore incurabile. La moglie , incinta, sola, si reca spesso al cimitero per “bestemmiare” sulla tomba del marito.
Il figlio Tindaro Granata nel 1948 viene implicato in un omicidio di mafia, ordinato da un noto mafioso di Patti. Maria Casella, nel ’44, si innamora di Tindaro che incontra ad una serata di ballo organizzata da suo padre per presentargli il suo futuro sposo, un ufficiale tedesco. La giovane si oppone al matrimonio, scappa con Tindaro, facendo la “fuitina”.
Teodoro Granata nasce l’anno dopo. Diventato adulto, Teodoro emigra in Svizzera. Tornato in Sicilia sposa Antonietta Lembo e con l’aiuto del signor Badalamenti apre una falegnameria. Tindaro Granata nasce nel settembre del 1978. Adulto, parte per il servizio militare, si imbarca per due anni su
nave Spica e qui incontra il nipote del boss del suo paese di origine, Patti.
Il giovane Tino (nipote del boss) , dopo che il padre viene indagato per delitti di mafia, si confida con Tindaro. Ma questo è il giorno in cui Tindaro parte per Roma, vuole diventare un attore. Tino si suicida, impiccandosi.

IMG_8131 copia
Per la sua originalità e l’innovazione che rappresenta per la scena teatrale italiana, lo spettacolo vince:
Premio della giuria popolare della “Borsa Teatrale Anna Pancirolli”.
Premio “ANCT” dell’Associazione Nazionale dei Critici nel 2011.
Premio Fersen in qualità di “Attore Creativo” nel 2012
Premio “Mariangela Melato” – Prima Edizione – Attore emergente.

IMG_7925
Scene e costumi Margherita Baldoni e Guido Buganza
Disegno luci Matteo Crespi
Elaborazioni musicali Daniele D’Angelo
Organizzazione/Distribuzione Paola Binetti
Produzione Proxima Res
Durata 65 minuti

Domenica 27 dicembre | ore 18.00

Teatro Comunale di Badolato

CUCINAR RAMINGO

di e con Giancarlo Bloise

seguirà degustazione di cibi e vini preparati per e sulla scena

CucinarRamingo, in capo al mondo – Giancarlo Bloise - PREMIO T

La cucina come pretesto per il racconto millenario dell’uomo alla ricerca delle sue più intime radici.

Un connubio tra la scena ed i fornelli, tra la narrazione ed i mestoli. Un cuoco-attore che si fa marinaio e condottiero, che come zingaro ci porta in terre lontane tra profumi e aromi sopiti. Gli oggetti contenitori sono stati progettati per sostenere l’azione pratica della cucina e ospitare gli strumenti dell’opera: coltelli, pentole, scritti, padelle, miti, taglieri, alimenti, idee, ricette ecc… Il lavoro che l’attore compie con essi diviene gioco di scoperta e mutamento. Nel piccolo panorama che Cucinar Ramingo tenta di evocare, attraverso gesti di cucina e tecniche della trasformazione del cibo, le arti si mescolano e confluiscono nel teatro. Un piatto gustoso da servire a spettatori di ogni tipo.

photo33

“Ogni volta che mi trovo nella condizione di riassumere quello che faccio in scena, il punto di vista è immancabilmente mutato, diverso. Per comodità esplicativa potrei dire che cucino nel luogo mettendo a disposizione oggetti progettati ad hoc, per arrivare ad un prodotto cotto e assimilabile… e che racconto di viaggi nella mitologia greca, nelle regole della cucina ebraica e nella scrittura di Giuliano Scabia. Ma come racconto? Con che cosa racconto? Gli oggetti contenitori sono stati progettati per sostenere l’azione pratica della cucina e ospitare gli strumenti dell’opera: coltelli, pentole, scritti, padelle, miti, taglieri, alimenti, idee, ricette ecc… Il lavoro che l’attore compie con essi diviene gioco di scoperta e mutamento. Nel piccolo panorama che Cucinar Ramingo tenta di evocare attraverso gesti di cucina e tecniche della trasformazione del cibo, le arti si mescolano e confluiscono nel teatro.

CucinarRamingo, in capo al mondo – Giancarlo Bloise - PREMIO T

I frammenti di scena che compongono il Cucinar Ramingo, sono nati in relazione alle differenti pratiche svolte e agli incontri avuti durante la formazione personale e successive rêveries, rielaborazioni, ricicli, progetti e scrittura. La rêverie o fantasticheria tradotta nella nostra bella lingua, si differenzia dal sogno come ricorda il filosofo Gaston Bachelard: Il sogno cammina linearmente, dimenticando la sua strada mentre la percorre.

La fantasticheria lavora invece a stella, ogni fantasticheria ritorna, una volta concluso il suo tragitto, di nuovo al suo centro, per gettare nuovi raggi. Nell’antica Grecia si crea una profonda relazione tra cibo e musica. I primi strumenti musicali presero forma sugli altari, nacquero dai “resti” di sacrifici. La pelle dell’animale servì a costruire tamburi, le corna mutarono in strumenti a fiato con cui stabilire un ponte sonoro con il regno dei morti. Il banchetto allo stesso tempo divenne uno spazio rituale di unione tra terra e cielo. La carne per gli uomini, le ossa arse miste ad aromi destinate alle divinità del cielo. Il fuoco è il tramite, ospite d’onore. Mentre il Cantore accompagnato da una lira o per mezzo della sola voce, destava l’in-canto, un’altra figura si occupava dell’uccisione, del ripartire, arrostire e approntare la tavola: Mageiros: macellaio – cuoco -sacrificatore.”

photo31

Giancarlo Bloise

“Ho fatto il cuoco di professione per più di dieci anni, sono stato responsabile della cucina del ristorante Koscher Vegetarian Food di Firenze. Interrotto il percorso di studi in architettura dopo il quarto anno i miei interessi si diressero sull’immagine e sulla regia cinematografica; in seguito un primo ciclo di studi teatrali al Laboratorio Nove con Luca Camilletti e Renata Palminiello. Parallelamente ho avuto modo di seguire il poeta Giuliano Scabia nella sua opera a Firenze e oltre; l’attore Tage Larsen a Holstebro – Danimarca; il cuntista Mimmo Cuticchio in Sicilia e la vocalista Tommasella Calvisi nelle colline toscane. Il burattinaio Tomas Jelinek nelle regole Kosher e nell’amicizia; l’architetto urbanista Riccardo Mariani nei libri e nelle lunghe chiacchierate in casa – zona mercato di Sant’Ambrogio (FI).

Mi sono occupato di studi che a poco a poco sono divenuti ricerca e confronto, distillando una figura professionale o un immaginifico/mestiere: Narra – Attore – Cucinante.”

Altre info su http://www.cucinarramingo.it/

Sabato 29 novembre ore 21.15
Rassegna Teatro di Prosa / Sentieri Calabresi

Teatro del Carro - Pino Michienzi
Teresa. Un pranzo di famiglia
di Francesca Chirico
con AnnaMaria De Luca – regia Luca Michienzi

acquista il biglietto cliccando sul link qui sotto
https://www.tikidoo.com/it_IT/Events/Teresa-Un-pranzo-di-famiglia-Biglietti/

teresa-un-pranzo-2

“Teresa ama l’esattezza dei numeri e odia la libertà delle parole. Sognava di fare la parrucchiera ma le hanno insegnato a “parlare quando piscia il gallo”, che la famiglia è una cosa grande e che chi la disonora sparisce. E crescendo non ha mai tradito la lezione. Sposa senza amore, vedova assetata di vendetta, madre consigliera, Teresa ogni giorno apparecchia un posto a tavola anche per chi non c’è, per il marito ammazzato, per il figlio arrestato. Sacerdotessa solitaria di un rito messo in crisi, con tutti i suoi disvalori, dalla scelta di libertà della figlia Angela diventata testimone di giustizia per sfuggire ad un mondo di violenza, silenzio ed infelicità. Lacerata dalla decisione di Angela, Teresa ripercorre in scena la propria vita, ricomponendo storia dopo storia, nome dopo nome, il cupo affresco di una famiglia”.

Teresa – Un pranzo di famiglia è un testo originale scritto da Francesca Chirico appositamente per Anna Maria De Luca. Una sfida quasi “paradossale” per un’autrice che, invece, ha raccontato, con precisione e partecipazione, quelle donne che in Calabria hanno  reagito con la forza eversiva della parola alla violenza, al dolore, all’ingiustizia, sfidando la ’ndrangheta, ma anche un mondo che tace.

teresa un pranzo - anna maria de luca 1

Sabato 22 novembre | ore 17.30
Rassegna Teatro di Prosa / Ragazzi e Famiglie
“Il bambino dei tappeti. La vera storia di Iqbal Musih”
di e con Giovanni Esposito, regia Nicola Zavagli 
Produzione Teatri D’Imbarco

LOCANDINA-il-bambino-dei-tappeti

Lo spettacolo sostituisce la rappresentazione “Fino all’ultimo sguardo. Ritratto messicano di Tina Modotti”.

Per la prima volta in teatro la storia vera di Iqbal Masih, il bambino pakistano dodicenne ucciso dalla “mafia dei tappeti” per essersi ribellato a chi lo aveva incatenato nel lavoro al telaio fin dalla più tenera età.
Ikbal, venduto a cinque anni, che non sa leggere né scrivere, con l’aiuto di un organizzazione internazionale scappa dai suoi aguzzini e si racconta al mondo. La sua storia diviene il simbolo dello sfruttamento minorile e lui ne pagherà le conseguenze con la vita. Ma Iqbal è un ragazzo coraggioso che ha scelto di combattere per affermare i diritti dei bambini nella sua terra e nel mondo. Iqbal impara a leggere e a scrivere e vorrebbe fare l’avvocato e sogna di aprire una scuola nel suo paese.
Grazie a lui si riaccende l’attenzione sui diritti dell’infanzia e il lavoro minorile e saranno liberati dall’inferno del lavoro più di tremila bambini. In Pakistan chiuderanno moltissime fabbriche di tappeti, ma questo non piace a chi ha bisogno di quelle piccole manine manufatturiere, preziose per intrecciare appunto quei bellissimi tappeti spesso presenti nelle nostre case.
E il sogno di Iqbal viene interrotto con violenza.
Uno spettacolo teatrale per tenere vivo Iqbal e proseguire il suo cammino dando ancora voce a molte sue parole.
“Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono le penne e le matite” – Iqbal Masih
LO SPETTACOLO TERMINA CON LA PRESENTAZIONE
ANIMATA DELLA CARTA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI
DELL’INFANZIA per sottolineare che tutto quello che appare scontato, come mangiare, giocare, andare a scuola, essere curato e perfino avere un nome, in realtà ha avuto bisogno della ratifica di un documento discusso e approvato da quasi tutte le Nazioni del mondo. nome, in realtà ha avuto bisogno della ratifica di un documento discusso e approvato da quasi tutte le Nazioni del mondo.

Lo spettacolo è consigliato anche al pubblico dei ragazzi e famiglie

54

Sabato 15 novembre ore 21.15
Rassegna Teatro di Prosa / Sentieri Calabresi

RossoSimona Piccolo Teatro Ptu Unical
Spari e Dispari
con Paolo Mauro e Francesco Aiello - regia Paco Mauriello

acquista i biglietti cliccando sul link qui sotto
https://www.tikidoo.com/it_IT/Events/Spari-e-Dispari-Biglietti/

Spari e dispari - BADOLATO

La commedia affronta con intelligente ironia una tematica seria e sempre di particolare attualità. “Spari e dispari”, infatti, si ripropone di raccontare, in chiave umoristica e grottesca, una faida familiare nata per futili motivi e che ormai nessuno più ricorda. Un meccanismo binario, di azione e reazione, sospinto dalla legge dell’onore che impone la vendetta come morale familiare. L’automatismo va avanti, in modo spietato, acritico, fin quando il componente di una delle due famiglie, cieco dalla nascita, e per questo dispensato dall’obbligo di uccidere, cerca di far luce sui motivi per cui nacque la terribile “tradizione.

Spari e dispari badolato 1

Spari e dispari badolato foto 7

Domenica 16 novembre ore 17.00

Rassegna Teatro Ragazzi e famiglie / Sentieri Calabresi

Dracma Residenza Teatrale
Il menù di Re Artù
con Tino CalabròDaniela D’AgostinoLorenzo Praticò - regia Renzo Pagliaroto

Tecnica utilizzata: teatro d’attore, pantomima e interazione col pubblico.

Il tema affrontato è di grande attualità e meritevole di prioritario interesse: la corretta alimentazione.

Locandina-Re-Artù-badolato

Lo spettacolo ha come protagonista Re Artù e i suoi eroici cavalieri della tavola rotonda. In realtà questi non sono più tanto eroici come ai tempi in cui affrontavano draghi e salvavano principesse: Mago Merlino, ormai stanco e vecchio, è andato in pensione e al suo posto è subentrato il giovane e trendy MAGO MERENDINO, cultore del fast food, dei cibi precotti e degli alimenti confezionati. Grazie alle sue “magie in padella”, riesce a preparare in un baleno dei succulenti (secondo lui) piatti che hanno un meraviglioso aspetto. Se il sapore non è altrettanto meraviglioso non importa, quello che conta è essere alla moda anche quando si mangia (succhi di frutta iper zuccherati, bevande gasatissime, patatine ai gusti più strani ed estremi; frutta e verdura sono assolutamente out; i piatti della tradizione del proprio territorio sono “antichi” e fuori moda). Merendino esercita una strana e negativa influenza sui cavalieri: Re Artù trascorre le sue sonnolenti giornate sul trono a ingozzarsi di patatine ai gusti più strani, Lancillotto è ormai chiamato da tutti LANCIAILBISCOTTO, per la sua inutile abilità nel riuscire ad ingurgitare al volo decine di biscotti ipercalorici. Nemmeno il Cavaliere Nero fa più paura: è ingrassato tantissimo, la sua armatura gli sta ormai stretta ed è costretto ad andare in giro con un ridicolo tutone colorato. Persino la tavola rotonda ha perso il suo fascino: per farla apparire più trendy Merendino l’ha ribattezzata TAVOLA’S ROTONDA’S che fa più “cool”, ha creato un logo e ne ha aperto varie succursali in tutto il regno, facendole perdere appunto quelle caratteristiche di unicità e forza che aveva prima. Chiunque adesso può sentirsi o addirittura diventare un cavaliere della Tavola’s Rotonda’s, basta “aderire al progetto” ed essere alla moda. L’unico che mantiene un’ottima forma è il buffone di corte Mediterraneo, il quale, essendo povero, non può permettersi tutte le leccornie che Merendino fa mangiare ai cavalieri e pertanto continua a seguire un’alimentazione semplice, basata sui piatti della tradizione del territorio e costituita da ingredienti sani, coltivati direttamente da lui. La principessa Ginevra è però stanca di vedere il suo Artù e i cavalieri diventare sempre più dipendenti dai cibi e dalle mode alimentari imposti da Merendino e grazie all’aiuto di Mediterraneo, dei suoi ottimi e sani piatti e di un piccolo ma benevolo inganno riuscirà a far capire quanto sia nociva la dieta che i cavalieri stanno seguendo e ripristinare nel regno una sana alimentazione che da quel momento sarà chiamata DIETA MEDITERRANEA.

menù artù - foto 1

La tematica della corretta alimentazione, viene affrontata in modo ironico, cercando di ridicolizzare le mode alimentari del momento. Attraverso una caratterizzazione quasi grottesca, si rivela, in modo divertente e comprensibile per un pubblico di bambini, quanto i meccanismi psicologici di chi segue a tutti i costi le mode siano deboli. Inoltre, attraverso la tecnica del Teatro Interattivo, alcuni spettatori parteciperanno da attori protagonisti ad alcune scene dello spettacolo, mentre gli altri spettatori saranno chiamati a decidere attivamente sull’evolversi della storia. Tutto ciò ha l’obiettivo di suscitare nei bambini una riflessione su argomenti che vivono e conoscono e recuperare il valore del Teatro come strumento di comunicazione alternativa facilmente fruibile da essi stessi.

menù artù - foto 4menù artù - foto 3